Come coltivare la leadership?

Mettere a frutto il proprio potenziale nella vita e nel lavoro
di Anna Fata

 

leadership

 

Tanto si è detto, scritto, fatto a proposito di leadership, nonostante ciò il tema non smette mai di attrarre.
Teorie, pratiche, modelli, strumenti, si susseguono negli anni, come se, in fondo, non solo non ne sapessimo mai abbastanza di leadership, ma anche e soprattutto non fossimo in grado di incarnarla con tutto noi stessi.

E’ possibile per ciascuno di noi diventare leader di se stessi e degli altri, in ogni contesto di vita, privata e professionale, familiare e sociale, perché per costruire se stessi e la vita che si desidera, e al tempo stesso realizzarsi e contribuire a costruire un mondo migliore, occorre conoscere se stessi, le proprie potenzialità, i valori, le convinzioni, essere coerenti nell’essere, nel dire, nel fare.

 

Cos’è la leadership?

Il termine leadership fa riferimento al sostantivo “lead” che significa sentiero, via, strada, rotta, e al verbo “to lead” che significa mostrare la strada agli altri, mettendosi alla testa della fila e procedendo davanti a tutti. Leader è colui che compie tutto ciò, che sprona gli altri a intraprendere un viaggio, a fare in modo che lo seguano liberamente, di propria iniziativa.

Tra le numerose interpretazioni del concetto che si sono susseguite negli anni, nel presente contesto consideriamo la leadership come processo, interazione, relazione che prende forma in una situazione che richiede scelte di principio e di comportamento, tra colui o coloro che occupano le posizioni più elevate in una struttura e il resto del gruppo. Chi è al vertice può proporre idee e attività nel gruppo, influenzandolo a modificare il suo comportamento. Il processo d’influsso, in ogni caso, è reciproco.
Il leader è colui che ha una volontà motivata di scelta e i mezzi per farla valere presso gli altri partecipi della relazione sociale. Il leader non è l’unico ad avere ruolo attivo, ma l’interazione è egemonizzata da lui.
La leadership è dinamica, è provocata da situazioni nuove che richiedono risposte nuove ed è esaltata dalla crisi. Può avvalersi di strumenti istituzionali, ma lo fa in modo creativo, allo stesso modo in cui si avvale di poteri e risorse personali e sociali.
Il vero leader è libero da ogni dipendenza ultima, in quanto è fedele a un criterio di responsabilità di cui si sente di rispondere di fronte a se stesso, secondo il proprio giudizio.
Tale concezione è più ideale che non reale, perché di rado il leader ha una indipendenza assoluta. Egli, inoltre, è legittimato all’assunzione di tale ruolo a condizione del raggiungimento degli obiettivi stabiliti, da verificarsi periodicamente.
Nella concezione qui adottata preferiamo parlare di indipendenza relativa, che rimanda ad un’autonomia e libertà assoluta che appartiene esclusivamente al trascendente, a cui anche il leader, in quanto essere umano, e come tale limitato, è costretto consapevolmente o meno a fare riferimento.

 

Leader si nasce o si diventa?

Molto si è indagato relativamente al fatto se leader si nasce o si diventa, se vi sono dei tratti caratteriali predisponenti, se vi sono fattori genetici, fino a che punto si può essere influenzati dal contesto familiare, educativo, professionale, sociale, ambientale. Diverse e spesso discordanti sono state le teorie che sono state formulate.

E’ fondamentale, però, che base di partenza di ogni forma di leadership sia la self-leadership: ciascuno deve essere prima di tutto e soprattutto leader di se stesso.

 

Come diventare un leader?

Vi sono tre aree fondamentali su cui lavorare al fine di sviluppare la propria leadership:

 

  • Essere: Gli esseri umani vogliono sempre diventare qualcosa. Ciascuno vuole sviluppare nuove parti di sé, tramite l’apprendimento, l’esperienza. Non si tratta di arrivare da qualche parte, non è qualcosa che si ottiene una volta per tutte, né che si può trattenere. Il concetto di “diventare” è stato introdotto nel 1955 da Gordon Allport che ha fondato il modello dello sviluppo della personalità dell’adulto, secondo il quale gli esseri umani continuano ad evolvere e svilupparsi in tutte le fasi della loro esistenza, ciascuno di noi rappresenta un unico sé, c’è una continua integrazione di nuove esperienze che si riflettono in chi siamo. A dispetto di ciò che sembrano tratti stabili, siamo continuamente in divenire. Il chi siamo ha la possibilità di una costante crescita e sviluppo. Un ottimo leader dovrebbe sapere integrare ciò che apprende dagli esperti nel campo con l’addestramento e l’esperienza che si acquisisce applicando tutto ciò personalmente. Egli ha l’obbligo professionale di aspirare a diventare un maestro della sua disciplina e di impegnarsi in un continuo autosviluppo. Il nostro diventare riflette il nostro essere. Il nostro essere dà forma al nostro fare. Gli strumenti e le tecniche che si utilizzano sono un’estensione del nostro essere. L’essere è la pietra d’angolo
  • Fare: Lo sviluppo è un processo da dentro a fuori. Il percorso verso la consapevolezza del leader offre l’impronta per come egli lavora con i seguaci per raggiungere il medesimo obiettivo. Il leader deve mettere in gioco se stesso, rinnovarsi di continuo, dare l’esempio, sporcarsi le mani, stabilire obiettivi concreti, utili, raggiungibili, misurabili
  • Utilizzare: Un leader nel suo agire si avvale di strumenti, tecniche, teorie, a servizio dei suoi seguaci e degli obiettivi da raggiungere. Ciò che si usa è utile nella misura in cui serve per espandere la prospettiva di osservazione e lo spettro di azione, per sé e per i seguaci. Il suo impiego deve essere frutto della creatività del leader, deve adattarsi alla persona, al tempo, alle circostanze, agli obiettivi. Teorie e tecniche sono, però, anche un’arma a doppio taglio: possono espandere, così come limitare le opzioni. Sta al leader farne buon uso.

Affinché un buon leader sia costantemente attento al suo percorso interiore, in modo da mettersi sempre più al servizio dei suoi seguaci e degli obiettivi comuni, possono essere utili alcune domande guida che può rivolgere a se stesso:

  • Cosa sto imparando di me stesso?
  • Quale storia sto vivendo?
  • In che modo questa storia mi sta potenziando o limitando?
  • A cosa è necessario che io ponga più attenzione?
  • Quali seguaci sto attraendo? In cosa mi rispecchiano?
  • Come lo stare nel mio sviluppo mi aiuta ad essere a servizio dei seguaci?
  • Chi sono io nel processo del divenire?

 

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Oppure puoi leggere il libro: “Vivere e lavorare meglio – Come superare crisi e conflitti, Edizioni Paoline

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