Come effettuare la scelta “perfetta”

Come districarsi tra le diverse opportunità di scelta e decidere al meglio  

di Anna Fata

 

scelta perfetta

 

 

 

L’autodeterminazione si associa al benessere psicologico degli individui e al benessere morale della società.
La possibilità di scelta è un segno di libertà e di autonomia, è ciò che consente alle persone di raggiungere gli obiettivi che si sono dati. In questo senso la possibilità di scelta ha anche soprattutto un valore espressivo, in quanto consente di esprimere la nostra personalità, i nostri desideri e le nostre ambizioni. La mancanza della possibilità di scelta riduce la nostra espressività, rende la vita piatta, monotona, noiosa, ripetitiva e soffocante. D’altro canto, un eccesso di alternative può rendere difficile, se non impossibile, a volte, la scelta. Attualmente ci troviamo di fronte ad un incremento esponenziale di opportunità sia nelle aree di vita in cui tendenzialmente si sono sempre avute molteplici opzioni, come ad esempio nel caso dei prodotti in un supermercato, sia in quelle in cui in passato vi erano poche o nessuna alternativa. Le aree principali in cui si sono registrati notevoli incrementi di alternative sono, ad esempio:

 

  • i servizi telefonici, che offrono molteplici profili tariffari da valutare e confrontare tra loro;
  • servizi assicurativi, che rispondono a svariate esigenze (ad esempio: sanitarie, pensionistiche) e si rivolgono ad un’ampia varietà di utenti (ad esempio: giovani, anziani, professionisti, casalinghe);
  • le cure mediche: sempre più spesso i medici propongono ai pazienti varie alternative di trattamento e di cura e cercano di coinvolgerli e responsabilizzarli in tale processo. Nonostante gli aspetti positivi che questo può comportare, molti si sentono impreparati e confusi di fronte alle molteplici alternative;
  • la bellezza: oggi abbiamo grande potere attivo nella trasformazione del nostro corpo, soprattutto grazie alla chirurgia estetica, anche se ciò, di per se stesso, comporta delle ripercussioni psicologiche sui vissuti connessi al nostro senso di identità;
  • il lavoro: attualmente non vi è solo un’ampia mobilità dei lavoratori, che possono scegliere a quali aziende proporsi, quando cambiarle, ma anche i modi e i tempi appaiono multisfaccettati. Grazie alle nuove tecnologie si possono condurre riunioni anche con persone a migliaia di chilometri di distanza, si può lavorare da casa, inviare e ricevere materiali quasi istantaneamente;
  • le relazioni: vi è sempre maggiore apertura verso nuove forme di legame, di convivenza, tese a superare i luoghi comuni e ad accettare la diversità;
  • la propria identità: anche se ognuno di noi possiede un bagaglio ancestrale costituito da razza, etnia, nazionalità, religione, estrazione sociale ed economica, le nostre possibilità espressive vanno ben oltre questi aspetti e consentono di dare vita alle molteplici identità di cui ognuno di noi è portatore.

 

Nonostante tutti questi aspetti positivi, oltre un certo limite, un eccesso di possibilità di scelta nuoce al nostro benessere, alla nostra autonomia e alla nostra libertà.
Apparentemente questo può sembrare paradossale, ma, in realtà, analizzando più da vicino il fenomeno si nota che la mancanza totale o quasi di limiti, di vincoli priva anche di punti riferimento che risultano indispensabili per effettuare una scelta che sia ponderata, ma che non comporti un dispendio eccessivo di risorse cognitive. Di fronte ad un’ampia mole di possibilità, infatti, può insorgere un senso di impotenza, di demotivazione che, in alcuni casi limite, può sfociare in vera e propria depressione clinica.
Esistono delle persone particolarmente predisposte a tali vissuti: i “massimizzatori“. Essi si sentono sempre di dover trovare l’opzione migliore possibile, analizzando meticolosamente tutte le alternative. Questo loro atteggiamento, però, li espone ad alcuni rischi:

  • il rimpianto, che li rende più propensi all’infelicità, all’insoddisfazione, al pessimismo e alla depressione. Esso si può manifestare dopo la decisione, nella forma del rimorso, che li porta a ripensare a ciò che hanno scartato e a ciò che di meglio poteva comportare, oppure prima e può sfociare nella paralisi decisionale, perché induce ad una ricerca della perfezione difficilmente raggiungibile. A volte le riflessioni possono andare anche oltre la realtà oggettiva, arrivando a considerare aspetti inesistenti;
  • come afferma Kahneman, ognuno di noi possiede un “termometro” edonico che va dal negativo (spiacevole) al positivo (piacevole), attraverso tutte le gradazioni intermedie. Di fronte ad uno stimolo positivo la “temperatura” sale, ma quando questo viene ripetuto nel tempo si verifica l’adattamento e tale valore si eleva di meno. Dal momento che tale reazione si verifica in ogni situazione e con ogni cosa, ognuno di noi è portato a ricercare le novità. Così come vi è un “andamento edonico”, vi è anche un “andamento della soddisfazione”, che induce a ricercare soddisfazioni sempre più intense, ma questo risulta sempre più faticoso con l’aumentare delle possibilità di scelta;
  • le aspettative elevate: la predisposizione personale, unita al confronto sociale possono rendere molto consistenti le aspirazioni e le aspettative e sempre più difficili da realizzare;
  • il confronto sociale: i massimizzatori sono molto sensibili ad esso, perché gli altri fungono da punto di riferimento per la ricerca del “meglio”. Questo li espone a maggiori insoddisfazione e infelicità, perché li induce a ricercare sempre qualcosa di più;
  • la depressione: maggiori possibilità di scelta, quando superano un certo limite, possono indurre un senso di “impotenza appresa” che può sfociare in vera e propria depressione. L’aumento delle possibilità di controllo si accompagna ad un incremento parallelo delle aspettative di controllo che, in molti casi, sono del tutto irrealistiche. Inoltre, la cultura occidentale sta diventando sempre più individualistica il che implica maggiori attese di perfezionismo in tutte le cose, oltre che di produzione di perfezione da parte di loro stessi. Quando questo (inevitabilmente) non si verifica le persone si mettono in discussione ed entrano in crisi, perché si sentono estremamente responsabili di quanto accaduto. I massimizzatori, che hanno un forte senso di responsabilità ed aspettative irrealistiche, tendono a soffrire molto a causa delle loro attese insoddisfatte e sono a forte rischio di depressione.

 

In pratica: che fare?
Per poter cogliere gli aspetti positivi che le possibilità di scelta offrono, evitando i rischi connessi, si possono adottare alcuni accorgimenti:

 

  • scegliere quando scegliere“: decidere quando vale la pena intraprendere un processo di analisi delle varie possibilità tra cui decidere, impegnando tempo ed energie, e quando, invece è preferibile soprassedere;
  • innalzare il livello di soddisfazione e massimizzare meno: evitare gli atteggiamenti dei massimizzatori, che nutrono aspettative troppo elevate, irrealistiche, che tendono al rimpianto, al confronto sociale, all’insoddisfazione e all’infelicità. Imparare, al contrario, ad accettare l'”abbastanza buono”, che comporta atteggiamenti, impegno e aspettative differenti a seconda degli obiettivi;
  • pensare meno ai costi: quando si effettua una scelta è bene pensare ai pro e ai contro delle varie opzioni, ma può essere estremamente controproducente continuare a farlo dopo aver scelto…;
  • praticare la gratitudine: quando le cose nella vita vanno bene, in molti casi, non pensiamo al peggio, contrariamente a quando non vanno bene, situazione che ci spinge a pensare al meglio. Se adottassimo tale atteggiamento anche quando le cose vanno bene, saremmo in grado di porre le basi per un ulteriore miglioramento;
  • evitare il rimpianto: cercando di ridurre il numero di opzioni e praticando la gratitudine, focalizzandosi sugli aspetti positivi di una decisione, piuttosto che esaltando l’insoddisfazione verso ciò che è negativo;
  • tenere sotto controllo le aspettative: riducendo il numero di alternative, cercando di scegliere ciò che è abbastanza buono e impegnandosi nell’analisi attenta di tutte le opzioni solo quando è realmente indispensabile;
  • evitare il confronto sociale: anche se questo può fornire informazioni utili, quando diventa esasperato riduce il senso di soddisfazione. Se, tuttavia, ci si confronta con chi è più svantaggiato di noi ci si sentirà più soddisfatti delle proprie condizioni;
  • imparare ad amare le costrizioni: se il numero delle alternative e delle situazioni in cui effettuare una scelta aumentano a dismisura la libertà di scelta diventa una tirannia. Le regole, le norme che la società impone e/o propone, ma che anche ciascun individuo può crearsi, in questo senso, tutelano la nostra libertà, perché forniscono delle linee guida a cui fare riferimento, specie per le decisioni minori, che, comunque impegnano tempo e risorse e contribuiscono a quell’effetto cumulativo di scelte da effettuare che quando eccede le nostre possibilità provoca disagio.
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