Il Coaching Spirituale

La più grande risorsa del coaching sono le domande. Esse possono scaturire dall’intelletto, dalle emozioni, dallo Spirito. La curiosità anima la ricerca di conoscenza, la progettazione strategica, la raccolta di fatti, il conseguimento degli obiettivi di coaching: questi sono gli elementi che presuppongono un forte ruolo dell’intelletto. La cura, l’accettazione, l’amore attengono allo spettro emotivo, che anima la connessione e giustifica il porre domande. Oltre a curiosità e cura emotiva si pone la ricerca di senso spirituale, che si manifesta anche nell’appartenenza, interconnessione, scopo ultimo.

In tale prospettiva il coaching rappresenta il processo di creazione di uno spazio di accettazione incondizionata o amore per un periodo di tempo che è quello della relazione di coaching che consente al cliente di essere esattamente colui che è.

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L’autocoaching meditativo

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Da quanto esposto finora, risulta evidente che nel nostro modello AB di coaching olistico il coach deve prima di tutto assumersi la responsabilità del suo percorso di autoconoscenza e autoconsapevolezza, che si esplica attraverso il tempo cronologico, la relazione con sé, l’altro, il mondo, l’uso dei sensi, il corpo, la percezione, l’elaborazione cognitiva, emotiva, spirituale. Tutto questo si manifesta in modo unitario e interconnesso e conduce al vivere consapevolmente e incarnare concretamente, e declinare in azioni tutto questo nel mondo.

Ne deriva una dimensione umana e professionale ontologicamente etica e morale, rispettosa di sé, l’altro, il mondo, volta a migliorare se stessi, il mondo, a operare per il bene comune, in modo naturale, fluido, in quanto espressione intrinseca del proprio Essere. Prendersi cura, cioè letteralmente avere a cuore se stessi è avere a cuore l’altro, e aver cura dell’altro è avere cura di sé, senza soluzione di continuità. Non si avverte più separazione tra sé, l’altro, il mondo, ogni azione per il mondo viene donata con la massima gratuità, benevolenza, compassione. Quel che si dona, a cominciare da se stessi, è anche ciò che di riflesso si riceve.

Alla luce di ciò il coach deve non solo né tanto possedere degli strumenti e delle tecniche, quali la meditazione e il coaching, ma deve incarnarli e manifestarli con tutto il suo Essere e Fare e utilizzarli prima di tutto a suo beneficio. Altrimenti rischia di perdere la sua credibilità.

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Il modello AB – ArmoniaBenessere – di coaching olistico

Armonia Benessere

Il coaching, a differenza di altri approcci, lavora sul presente in vista di un futuro desiderato. In realtà, a nostro avviso, considera anche il passato nella misura in cui rappresenta la base del radicamento nel presente.

In esso sono contenute le esperienze che ci hanno consentito di essere quel che siamo, di ottenere quel che abbiamo e nella misura in cui ha contribuito a creare la nostra forma mentis, le convinzioni, le credenze, i valori, gli schemi mentali e d’azione, continua a rinnovarsi e riattualizzarsi anche nel presente e a dare forma al futuro. Esso, inoltre, concorre a creare la cornice interpretativa della nostra storia.

Nel passato ci sono tutte quelle esperienze in cui abbiamo potuto conoscere noi stessi, metterci alla prova, avere successo, così come fallire. Tali esperienze hanno contribuito a creare fiducia, autostima, autoefficacia, autorealizzazione, soddisfazione, felicità anche nell’oggi.

Se è vero che il passato non si cambia, e in quanto tale non è oggetto di lavoro nel coaching, è possibile, però, osservarlo per poter trarre gli insegnamenti che possono essere utili nell’oggi per arrivare al futuro desiderato.

Inoltre, nel presente è possibile lavorare ad una rilettura e reinterpretazione del passato, in modo che la propria storia diventi creativa, costruttiva, potenziante.

Si tratta di ritornare ad essere protagonisti e responsabili della propria vita, a partire dal presente.

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