Il soma come incarnazione delle pratiche: Verso un coaching somatico

Il nostro corpo è un’antologia delle pratiche in cui ci impegniamo nella vita. Se le pratiche vengono perseguite per un tempo sufficiente esse si incarnano in noi. Noi diventiamo quel che facciamo. Questo è sotto gli occhi di tutti.

 

Ciò che pratichiamo si incarna e si declina in convinzioni, credenze, storie, stati d’animo, emozioni, abitudini, posture, tic.

 

Siamo sempre impegnati in qualcosa. L’ambiente ci invia costantemente degli stimoli, che noi integriamo per preservare la nostra omeostasi e l’adattamento ad esso. Vi è un influsso reciproco tra noi e l’ambiente: così come esso ci invita a reagire, allo stesso modo questo forgia la nostra visione del mondo, che a sua volta da’ forma a come il mondo ci vede. Il modo in cui ci comportiamo è un riflesso diretto di ciò che pratichiamo.

 

La trasformazione accade quando ci immergiamo in nuove pratiche. Si può parlare di vero e proprio “coaching somatico”, come insegna Richard Strozzi Heckler, quando incarniamo nuove abilità, competenze, modi d’essere, che sono rilevanti rispetto ai nostri impegni attuali e alla visione che abbiamo del mondo.

Le pratiche ci aiutano a dare una forma nuova a noi stessi, che ci consente di essere più presenti, aperti, connessi. Senza pratiche sincere, fondate, radicate, le nostre intenzioni di cambiamento restano pure e semplici idee mentali.

 

L’impegno costante e perseverante nelle pratiche ci aiuta a consolidare la nostra resilienza, a sviluppare maggiore possibilità di scelta, a rispondere invece di reagire, a restare centrati nelle situazioni stressanti. Come affermava il maestro Zen Baker Roshi “L’illuminazione è una eventualità; la pratica la rende maggiormente possibile”.

 

Le pratiche somatiche consentono di sviluppare consapevolezza verso ciò che attiene al corpo, la muscolatura, la posizione, il respiro, il calore, e di scegliere responsabilmente i comportamenti e le azioni che divengono, in tal modo, parti di noi.

 

Si possono individuare tre ambiti principali in cui declinare la pratica:

 

  • le pratiche generative, che sono quelle che innalzano attenzione e consapevolezza, ovunque siamo e qualsiasi cosa compiamo. Un esempio può essere la pratica della centratura tipica della meditazione. Si tratta di sviluppare l’attenzione: l’energia segue l’attenzione, che a sua volta consente di essere aperti a quante può possibilità si presentano;
  • le pratiche specifiche o ontiche: che si impiegano in contesti ben precisi, ad esempio formulando dichiarazioni potenti, valutazioni fondate, stabilendo standard peculiari da rispettare. La loro specificità fa’ sì che esse siano applicabili solo nelle situazioni che le richiedono;
  • le pratiche della vita quotidiana: implicano l’essere presenti in ogni momento del giorno, in qualunque luogo, con qualsiasi persona, indipendentemente da quello che si compie o meno. Nell’aikido è lo zanshin, cioè quel che accade tra le tecniche. Si tratta di porre l’attenzione alle sensazioni del corpo, all’ambiente, ad ogni forma di vita. Questo contribuisce a creare una presenza incarnata che è pienamente connessa alla vita, momento per momento.

 

Tali pratiche possono essere molto importanti nel coaching, prima di tutto per il coach, che può così garantire una presenza aperta, costante, pregnante, non giudicante, compassionevole, saggia, e di riflesso anche per il cliente, che si sente incoraggiato ad aprirsi, rivelarsi per quel che è e impegnarsi nel concreto, con azioni specifiche e finalizzate per degli obiettivi autentici e sentiti, sapendo e sentendo che tutto questo lo aiuterà a diventare una persona sempre più in linea con la sua vera essenza profonda.

 

Alcune domande guida che possono essere utili allo scopo possono essere: quali pratiche attualmente sto attuando per sviluppare me stesso? In quali pratiche sono impegnato che ho ereditato dal passato, famiglia, cultura, ambiente lavorativo, ecc, a cui mi sono abituato e che sono diventate quasi inconsapevoli? Le pratiche che coltivo oggi sono congruenti con i miei valori? Quali sono le nuove pratiche che sarebbe opportuno che sviluppassi per essere più in sintonia con me stesso?

 

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